I piedi piatti nei bambini si verificano molto spesso e diventano una preoccupazione per molti genitori. In questo articolo spiegheremo, con l’aiuto del Dott. Cosimo Gigante, che cosa i genitori dovrebbero sapere sui piedi piatti dei loro bambini. Queste informazioni saranno utili per saper affrontare in tempo il problema, qualora ci fosse. Inoltre pensiamo che possano servire a tranquillizzare molte mamma e papà.
Il Dott. Cosimo Gigante ha una grande esperienza in fatto di piedi piatti nei bambini. È ortopedico specialista in ortopedia pediatrica ed è Vice-Presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica (S.I.T.O.P).

Il termine medico corretto da utilizzare per definire il piede piatto sarebbe “piattismo”, ma nel linguaggio comune nessuno lo usa. Allora per semplicità parleremo anche noi di “piedi piatti”.
Partiamo col dire che tutti noi siamo nati con i piedi piatti. I bambini piccoli che imparano a camminare hanno bisogno di un appoggio più stabile per rimanere in equilibrio e per questo hanno la pianta del piede che poggia completamente. Con il tempo poi i piedi si modificano e si crea la volta plantare, ovvero l’arco che abbiamo sotto il piede.
La preoccupazione dei genitori nasce, giustamente, quando il bambino inizia a crescere e la pianta dei suoi piedini rimane piatta, senza arco. Si tratta di un riscontro molto frequente nell’età evolutiva al punto da costituire una delle più comuni cause di consultazione dello specialista ortopedico pediatrico nell’infanzia e preadolescenza.
La persistenza del piede piatto è un problema che non va certamente sottovalutato. Sappiate però che il più delle volte si risolve e si normalizza da solo, con la crescita stessa del bambino.

È importante prima di tutto capire se i piedi piatti nel bambino sono fisiologici o patologici. Uno specialista che conosce benissimo i meccanismi alla base di questa particolare conformazione del piede ve lo saprà dire.
Ma quali sono questi meccanismi? Il piede piatto – spiega il Dott. Gigante – è una condizione caratterizzata da un’alterazione del fisiologico appoggio plantare, che risulta essere incrementato in modo anomalo nella regione mediale del piede a causa dell’ abbassamento dell’arco plantare. In parole più semplici: il piede piatto si verifica quando tutta la pianta del piede poggia a terra o quando l’arco plantare è praticamente inesistente.
A questo appiattimento, visibile guardando lateralmente la forma del piede, si associa anche una iperpronazione: una deviazione esterna del retro piede che si nota da una visione posteriore. Si tratta quindi di un difetto posturale complessivo del piede, considerato nelle tre dimensioni dello spazio.
La causa principale è una iperlassità legamentosa di origine costituzionale a carattere frequentemente familiare. Possono poi coesistere concause secondarie, quali il sovrappeso ed uno stile di vita eccessivamente sedentario.
Nei bambini della prima e della seconda infanzia i piedi piatti sono nella maggior parte fisiologici. Nel senso che sono da considerarsi espressione della naturale elasticità e plasticità del piede del bambino. In questi casi la condizione di piede piatto si sistemerà con la crescita.
Lo abbiamo detto, in un certo senso tutti nasciamo con i piedi piatti e l’arco si forma solo dopo. L’arco plantare formato, come lo immaginiamo noi, matura nel bambino in età che possono essere molto diverse da soggetto a soggetto. Diciamo che in linea generale si forma in un intervallo compreso fra il quarto e l’ottavo/decimo anno di vita del bambino.

Secondo le stime, circa il 90% di questi piattismi infantili vanno incontro ad una risoluzione spontanea con la maturazione del piede. Nel restante 5-10% dei casi si tratta di piedi che, pur esibendo un cedimento dell’arco plantare, mantengono intatta la loro flessibilità e correggibilità dinamica.
Raramente si osserva un diverso quadro di piattismo, caratterizzato da progressiva rigidità associata a perdita della correggibilità attiva e passiva. Questa minoranza di casi è generalmente sostenuta da una malformazione congenita.
La malformazione congenita consiste nella presenza di anomale connessioni fibrocartilagine tra le diverse ossa tarsali del retro piede. Questa anomalia è ben tollerata nei primi anni di vita (quando le connessioni fibrocartilaginee mantengono ancora una discreta elasticità), ma diventa nella pre-adolescenza, causa di un piattismo plantare rigido e doloroso. Questo perché nella pre-adolescenza le connessioni fibrocartilaginee vengono a naturale ossificazione, dando luogo alla formazione di anomali ponti ossei conosciuti con il termine di “sinostosi tarsali”.
Un’altra causa di persistente piattismo può essere la brevità costituzionale del tendine d’Achille. Questa induce inizialmente una valgo pronazione compensatoria del retro piede (calcagno deviato lateralmente) e successivamente la comparsa di un piattismo plantare secondario di tipo adattivo.
Un’ulteriore rara causa di piede piatto patologico può essere la presenza di malattie neurologiche caratterizzate da spasticità e squilibri muscolari che generano a livello del piede deformità a carattere progressivo ed ingravescente.
Tutti questi tipi di piattismo patologico sono meritevoli di attenzione medica in quanto, non essendo fisiologici, non si risolveranno mai da soli. A seconda della causa e della gravità del piattismo si potrà graduare l’intervento terapeutico ricorrendo a diversi rimedi. Si possono contemplare l’uso dei plantari, la fisioterapia e, quando necessario, la chirurgia.

Anche se in alcuni casi il persistente piattismo può essere inizialmente ben tollerato, con il tempo possono presentarsi in tutto od in parte, anche in relazione alla sua gravità, una lunga serie di disturbi.
Alcuni ragazzi possono percepire maggiore affaticamento e dolori muscolari delle gambe nella pratica dello sport. Altri possono avvertire dolore nella regione plantare del piede, alla caviglia, in corrispondenza della regione anteriore del ginocchio e perfino alla schiena.
Il consiglio più giusto da dare ai genitori ci sembra quello ascoltare i bambini quando lamentano fastidi, e osservarli tanto. Guardare come camminano, come corrono, come si muovono quando fanno sport.
Se così facendo si notano la presenza di dolore o di movimenti non fluidi, è bene approfondire la natura del piede piatto. Lo stesso vale quando il bambino raggiunge gli 8/10 anni di età e l’arco plantare non si è ancora formato. In questo caso il piede piatto potrebbe non essere fisiologico.
Il pediatra sarà un buon alleato dei genitori nel fare queste valutazioni, e saprà dare ai genitori le giuste indicazioni, anche riguardo alla eventuale presenza di altri fattori come sovrappeso e ginocchia valghe (“ginocchia a X”). Entrambi possono concorrere ad accentuare il grado e la stessa persistenza del piattismo.
I plantari sono forse il rimedio più conosciuto al piede piatto. Gli ausili ortopedici possono dare infatti un contributo positivo ma, c’è un ma!
Il ruolo dei plantari e delle scarpe ortopediche – ci dice il Dott. Gigante – è molto discusso e anche controverso. Il problema è che nella maggior parte dei casi questi ausili sono incapaci di incidere significativamente sull’evoluzione naturale del piattismo.
Detto questo, i plantari possono certamente svolgere un’azione di supporto terapeutico in casi accuratamente selezionati.In questi casi il plantare non sarà tanto finalizzato alla correzione del piattismo quanto alla mitigazione dei presenti disturbi funzionali associati.
Da qui la necessità di una valutazione specialistica competente, per rivolgere ad ogni giovane paziente la giusta cura modulata e personalizzata sulla base dei sintomi e della gravità del piattismo.
Per la cura dei piedi piatti anche la fisioterapia può essere un valido alleato. Ve ne riportiamo un esempio di cui abbiamo parlato anche sulla nostra pagina Facebook e che parla di “esercizi piedi piatti”.

I piedini della foto appartengono ad un bambino con un problema di piede piatto-valgo. I genitori hanno deciso, consigliati dallo specialista, di non procedere subito con l’intervento ma di provare prima con un approccio conservativo. Quindi con della fisioterapia.
Il paziente ha intrapreso un percorso di rieducazione posturale nella nostra sala riabilitativa ed ha eseguito con molto impegno tutta una serie di esercizi (quanto più possibile interattivi e coinvolgenti) per rendere il piede meno piatto e migliorare il valgismo. Il risultato positivo ottenuto è visibile anche nella foto ed emerge ancora più chiaramente dal test stabilometrico. Questo test (a destra dell’immagine) misura le oscillazioni del baricentro e da informazioni sulla stabilità del paziente.

Ci sono poi i casi per i quali il trattamento chirurgico dei piedi piatti diventa necessario. Quali sono questi casi e in cosa consiste l’intervento piedi piatti nei bambini?
Lo specialista consiglia l’intervento solo quando ritiene che ormai il piattismo nel bambino sia irreversibile, di grado elevato e/o doloroso (due condizioni che spesso coesistono).
La correzione chirurgica del piede piatto è fortunatamente ottenuta praticando un intervento mini-invasivo, eseguito in anestesia locale nel corso di un breve ricovero. Si tratta di una procedura ampiamente collaudata, che consente l’immediata e duratura normalizzazione dell’arco plantare.
Questo intervento, detto di “artrorisi o calcaneo stop” dagli addetti ai lavori, consiste nell’applicazione di una piccola vite nella regione del retropiede. Questa vite è posta in modo tale da limitare l’iperpronazione del retro piede ed indurre la formazione dell’arco plantare. L’induzione avviene attraverso un intervento di rimodulazione posturale che sfrutta la naturale elasticità del piede ancora in accrescimento (per questo l’ intervento non è più praticabile in età adulta).