A tu per tu con Claudio Khabbaze’, primario del reparto Chirurgia del Ginocchio al Policlinico di Abano.
 
Di origini siriane, Claudio Khabbaze’ è nato, cresciuto e si è formato a Padova. Figlio di un medico ortopedico, ha intrapreso la medesima strada professionale, benché – dice ridendo – papà Giorgio sconsigliasse di fare questo lavoro. La passione però c’era e le novità che lo riguardano a livello professionale ne sono la conferma: nel novembre 2016 il Dott. Khabbaze’ è diventato primario del reparto “Ortopedia II - Chirurgia del Ginocchio” del Policlinico di Abano Terme, subentrando, dopo anni di lavoro al suo fianco, al Dott. Roberto Nardacchione, il quale ricopre ora il ruolo di coordinatore scientifico.
Oltre a lavorare presso la clinica di Abano, il Dott. Khabbaze’ visita i suoi pazienti anche presso alcuni centri privati: il centro specialistico ortopedico e riabilitativo Magalini Medica, a Bassano del Grappa; lo Studio Riabiliti, la struttura medico-fisioterapica Fisiored e la Casa di Cura Diaz a Padova; il Centro Medico Salus, a Vicenza.
 
Il reparto “Ortopedia II” di Abano è composto da un’ équipe di sette medici specialisti che si occupano esclusivamente del ginocchio, intervenendo su pazienti di tutte le età, dai ragazzi agli anziani, ad esclusione però dei bambini, che devono invece fare riferimento al ramo dell’ortopedia pediatrica.
Le tipologie di intervento variano in relazione a molteplici fattori, a seconda che si tratti, per esempio, di traumi sportivi, o non, problemi degenerativi o di artrosi, in caso di età avanzata.
Ad accomunare ogni intervento è comunque lo scopo finale, ovvero quello di garantire al paziente l’autonomia funzionale ed eliminare il dolore.
 
Le richieste di intervento - spiega il dottore - sono molto numerose, anche perché l’usura delle articolazioni è fisiologica dopo una certa età. Parlando in numeri, il reparto arriva a impiantare poco meno di un migliaio di protesi all’anno, una quantità notevole se si considera che in molti altri casi si opta per un trattamento conservativo e riabilitativo, anziché chirurgico.
Quando poi è necessario intervenire chirurgicamente, il team di Abano punta a rendere il più possibile rapida la ripresa del paziente. Nell’ambito della chirurgia protesica sono state svolte anche operazioni bilaterali simultanee, intervenendo cioè contemporaneamente su entrambe le ginocchia, e ottenendo, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, un recupero più veloce di quello preventivato operando una gamba per volta.
A proposito di recupero veloce, uno degli obiettivi che l’équipe intende realizzare entro un anno è il fast track, ovvero la dimissione in breve tempo del paziente dopo un intervento di protesi totale. Se normalmente la degenza prevista è di cinque/sei giorni, con il fast track si potrà abbassare a tre/quattro, con l’aggiunta di una programmazione a domicilio per facilitare la ripresa.
 
Uno degli elementi che contribuisce a contraddistinguere l’operato dell’équipe è l’utilizzo di tecnologie estremamente avanzate, che permettono di ottimizzare i risultati e di velocizzare il recupero del paziente, senza comunque stravolgere il mondo della chirurgia. Il reparto è stato il primo in Europa a importare dagli Stati Uniti, nel 2011, il robot per l’impianto di protesi parziali e, ad oggi, l’intenzione è quella di fare lo stesso con il robot per le protesi totali.
Inoltre, proprio nel giorno stesso dell’intervista – racconta il dottore con un certo entusiasmo – è stata provata per la prima volta su ginocchio una sutura a colla resistente all’acqua. Un sistema di chiusura cutanea di questo genere pone il paziente in una condizione più agevole, sia perché può fare la doccia fin da subito dopo l’operazione senza dover intraprendere bizzarre acrobazie, sia perché dopo circa quindici giorni viene via da sola, come fosse un cerotto.
 
A parere del Dott. Khabbaze’ nel campo della chirurgia è molto importante stare al passo con lo sviluppo tecnologico e sfruttare al meglio le potenzialità degli strumenti che l’ingegneria medica offre. È chiaro però – specifica – che è anche importante saper scegliere quale tecnologia usare perché, come in altri campi, alcune si rivelano efficaci mentre altre, a conti fatti, deludenti. Ma quello che è fondamentale tenere a mente, sia per i medici che per i pazienti che si affidano a loro, è che insieme alla competenza professionale e alla precisione tecnologica, l’empatia rimane una componente fondamentale, sia per la definizione dell’obiettivo che nella fase post-operatoria. Secondo il primario, creando un’affinità fra medico e paziente si fa quasi il 50% del lavoro. Il primo compito del medico chirurgo è infatti quello di ascoltare il paziente e capire di cosa ha bisogno.
Sorride il dottore, mentre racconta che a volte è perfino difficile convincere i pazienti che non devono essere operati. Nel caso di rottura del legamento crociato, in determinate circostanze è possibile continuare a fare una vita normale anche senza ricostruzione chirurgica.
 
Con il nuovo primario dunque, il reparto Ortopedia II ha cambiato veste, ma non certo identità. L’ascolto del paziente e la costante attenzione verso le innovazioni tecnologiche rimangono i punti saldi dell’équipe di Abano. 
 
 
Leggi anche l'intervista su Bassanonet.it: "Il ginocchio a 360 gradi"
 

 
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