La distorsione del legamento crociato anteriore del ginocchio è una delle lesioni più frequenti dell’arto inferiore. Può accadere praticando diversi tipi di sport, a volte in seguito a traumi evidenti, a volte senza visibili agenti esterni.
 
Esse ha incontrato il team di fisioterapisti della Magalini Medica per capire quali sono le possibili cause di questo grave infortunio, come affrontare al meglio l’operazione chirurgica e come procedere alla riabilitazione, con un occhio di riguardo alla prevenzione.
 
Innanzi tutto com’è composta l’anatomia del ginocchio?
L’articolazione del ginocchio è formata da femore, tibia e perone uniti tra loro da legamenti, che ne garantiscono la stabilità. Nello specifico si trovano due legamenti laterali, interno ed esterno, e due centrali, detti “crociati” (anteriore e posteriore). I legamenti crociati sono disposti con una direzione incrociata, proprio per limitare i movimenti eccessivi di rotazione e inclinazione laterale del ginocchio diventando così il pivot centrale del ginocchio.
 
In quali circostanze può avvenire una distorsione?
La distorsione del legamento crociato anteriore, e in particolar modo la sua rottura, avviene nella maggior parte dei casi quando il ginocchio è sottoposto a uno stress torsionale esagerato in flessione, abduzione e rotazione esterna; tale movimento anomalo supera la capacità di tensione dei legamenti, causandone la rottura. Pensiamo a varie discipline sportive come il calcio, il calcio a 5, lo sci, il rugby, il basket, il volley e la scherma che vedono, nell’arco della stagione agonistica e amatoriale, il manifestarsi di tale problematica.
 
Quali tipi di traumi possono provocare la rottura?
Ne esistono di due tipi. Il primo è conseguenza di un trauma diretto sull’arto inferiore. Pensiamo per esempio a una contusione diretta sul ginocchio, in seguito ad un atterraggio sopra un ostacolo imprevisto, o al classico movimento di rotazione di corpo e ginocchio con piede bloccato da un avversario. Il secondo invece è conseguenza di un trauma indiretto, come può essere il cedimento del ginocchio senza contatto con l’avversario o con oggetti esterni.
 
Quale differenza esiste tra i due tipi di trauma?
Mentre nel caso del trauma diretto la situazione è determinata dall’esterno e può essere raramente prevedibile ed evitabile, nel caso del trauma indiretto ci si trova invece di fronte a un disequilibrio del corpo dovuto a debolezza muscolare, a un deficit d’ossigenazione, a un deficit posturale, a uno stress emozionale oppure a un’alimentazione scorretta. Tutto questo può comportare, in un certo istante, la mancanza di controllo, da parte del cervello, della posizione del ginocchio, un suo sovraccarico e il superamento dei limiti di resistenza del legamento.
 
Come dovrebbe comportarsi l’atleta?
Il team di Magalini Medica consiglia, a tutti gli atleti agonisti o amatoriali, di sottoporsi, durante la preparazione estiva, a uno screening complessivo che indaghi le componenti di biomeccanica (movimento), la biochimica (alimentazione) e lo stato emozionale (stress) per impostare un adeguato programma di prevenzione atto a diminuire il rischio di tali infortuni.
 
In seguito alla rottura del legamento è indispensabile l’intervento chirurgico?
Tra i 16 e i 40 anni l’intervento chirurgico è vivamente consigliato, perché garantisce la ripresa dell’attività, evita i rischi di recidive e, soprattutto, previene i problemi d’artrosi secondaria al ginocchio (la mancanza di stabilità garantita dal legamento crociato anteriore comporta usura della cartilagine). La risonanza magnetica permette di valutare con chiarezza i segni di lesione del legamento crociato anteriore dopo alcuni giorni dal trauma. L’intervento avviene in artroscopia e consiste nel prelievo di un tendine della coscia posteriore del paziente, o di un donatore, e il seguente innesto in due tunnel ossei ricavati nel femore e nella tibia. Invece nei soggetti dove non è indicato l’intervento chirurgico, per motivi d’anzianità o perché non vi è la necessità di svolgere attività fisica, si adotta un intervento conservativo che, grazie a un programma riabilitativo mirato, tende a stabilizzare il più possibile il ginocchio tramite il rinforzo della muscolatura e dell’equilibrio.
 
Come si svolge il programma di riabilitazione post-chirurgica e quando si può tornare alla piena attività agonistica?
Da otto anni Magalini Medica propone un programma accelerato di riabilitazione seguendo le linee guida dei centri isokinetic. L’innesto tendineo si integra nell’osso intorno ai 3 mesi e, di norma, si ritorna in campo in 6 mesi.
In primis si lavora su gonfiore (ghiaccio 10-15 minuti ogni ora e argilla una volta al dì), servendosi della tecarterapia per favorire il linfodrenaggio, e sul recupero della mobilità articolare (flessione ed estensione del ginocchio). Sempre in questa prima fase s’inizia la cyclette con raggiungimento dei 90° di flessione. Si agisce poi nella direzione del recupero del tono muscolare con esercizi a lettino o in piscina e contemporaneamente si mira a ridurre l’infiammazione e migliorare l’ossigenazione, con particolare cura dell’alimentazione. Si arriva al 28° giorno a camminare senza stampelle e a guidare.
Lo step successivo concerne il recupero della forza muscolare e della propriocettività con esercizi su pressa-jump ed equilibrio su superfici oscillanti, servendosi anche dell’avveniristico Space Curl. Al 45° giorno si inizia a correre  sul tapis roulant e si atterra da un saltello su una gamba per arrivare al 60° giorno con una corsa di 10 minuti in campo. Si procede con lo Space Curl e si cura l’equilibrio su superfici instabili con agenti esterni distraenti, la corsa viene intensificata con un lavoro aerobico sotto controllo di cardiofrequenzimetro. Si prosegue con la ricerca di equilibrio su superfici instabili e rotanti, salti con rotazioni in aria e arrivo su una gamba, accelerazioni brevi (scatti) e decelerazioni forzate (frenate), leggeri cambi di direzione.
Infine si mira al recupero della prestazione sport-specifica: durante il 4° mese si effettua solo blando lavoro di piscina e di aumento forza-volume in palestra. Nel 5° mese ancora palestra e si inserisce il lavoro singolo in campo, con studio su potenza, reattività, resistenza nei movimenti funzionali richiesti dallo sport specifico; il 6° mese, previo superamento di test di screening effettuati da fisioterapista e preparatore atletico, si inizia a integrare il lavoro singolo all’interno del contesto di squadra (tecnica-tattica).
 
 
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